mercoledì 15 maggio 2013

my PLAYGROUNDAROUNDTHECORNER

Da molto non riuscivo a far incontrare ispirazione e tempo, elementi fondamentali per far si che riuscissi a dedicarmi un po' a questo blog.

C’è finalmente riuscito un invito, quello di Mary, che onorandomi mi ha chiesto di partecipare al suo bellissimo progetto con un post dedicato tra l’altro ad un argomento a cui pongo spesso la mia attenzione: I PARCHI GIOCO.

Mary infatti nel suo blog playgroundaroundthecorner si occupa di descrivere quella che è la realtà di questi spazi nel nostro paese.

Personalmente ho avuto la fortuna di nascere in un momento e in un luogo in cui davvero di parchi gioco non ve n’era l’esigenza (e non son una matusalemme!). Grandi giardini, strade e campagne illimitate sono state lo scenario dei miei giochi e della mia infanzia. Il giardinetto pubblico era un qualcosa dal sapore tutto cittadino.

Un paio di decenni hanno fatto si che anche nelle medio-piccole realtà di provincia i parchi gioco diventassero un’esigenza e non solo un vezzo estetico nei progetti di cementificazione dei nostri territori,  anche se in taluni casi di estetico c’è veramente poco.

Nella frazione in cui abitiamo, proprio vicino a casa nostra, annesso alla chiesa e all’oratorio c’è un carinissimo parco giochi, gestito e curato molto bene dal gruppo parrocchiale della frazione stessa. Oltretutto è completamente recintato avendo perciò anche il pregio della sicurezza per i bambini.

Ogni giorno vedere al suo interno i bimbi giocare e le mamme sedute a chiacchierare mi fa pensare all’importante funzione sociale che hanno questi luoghi dando modo alle persone di fermarsi a socializzare partendo da un fattore comune: i figli. E credo sia  davvero moltissimo soprattutto nella frenesia e nell’individualismo di una società come la nostra. Secondo me in questo senso hanno sostituito un po' i luoghi in cui le donne di un tempo erano solite trovarsi con figli a seguito, le aie nelle grandi corti, le vasche pubbliche dove lavare i panni.. oggi naturalmente nessuno si porta il bucato (sante lavatrici) o pannocchie da sgranare ma il senso che ne percepisco è lo stesso. Un senso di comunità.

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Quindi direi che il parco giochi, se ben gestito come nel suddetto caso, può essere considerato un luogo speciale.. soltanto però per tutte le famiglie con bambini ad esso adatti; si perché nonostante l’erba ben tagliata, i giochi lustrati ogni anno e ben curati, la recinzione perfetta anche il nostro giardinetto ha una caratteristica comunque a praticamente quasi tutti i parchi del nostro territorio, la non accessibilità per i bambini disabili.

I parchi gioco sono, con più o mento impegno, concepiti esclusivamente con l’idea che CHI vi accede sia fisicamente adatto. Purtroppo il problema di fondo credo che stia nel non pensare mai al fatto che TUTTI i bambini hanno indistintamente il desiderio di giocare, di socializzare e di imitare i loro coetanei soprattutto quando si tratta di divertimento. Ecco perché, quando fisicamente si è impossibilitati al gioco come nel caso specifico di disabilità motorie, anche il parco giochi diventa un luogo non solo inaccessibile ma proprio da evitare.

Mettereste mai vostro figlio davanti ad una torta che tutti posso mangiare tranne lui?

Il parco perciò diventa per una famiglia come la nostra un luogo in cui la disabilità viene esponenzialmente sottolineata.

Naturalmente non pretendo che tutti i parchetti siano adattati a misura di disabile (non lo pretendo ma lo vorrei tantissimo!!!), certo la soluzione ideale per ognuno non esiste!

Mi piacerebbe però che l’idea di allestire, ad esempio, un’altalena attrezzata su cui far salire bambini saltellanti e bambini su due ruote fosse vista non come il togliere una postazione di gioco per qualcuno ma come il dare un qualcosa in più a tutti, perché l’andare incontro a chi ha difficoltà è un valore aggiunto per chi certe possibilità non se le vede negate a prescindere ma anzi ha anche la FORTUNA di potersi adattare. Di fatto invece, parlando di adattamento avviene esattamente il contrario.

Spero che il lavoro di Mary tramite il suo blog, dia una possibilità di miglioramento anche in questo senso. Mi piacerebbe che anche per noi IL PARCO GIOCHI diventasse  una possibilità nella breve lista dei luoghi di NON EMARGINAZIONE.

lunedì 18 marzo 2013

nell’insieme del tutto

e del nulla che a volte sembra circondarci ho preso in mano il grandioso dizionario della lingua italiana scegliendo queste due parole:

constatare e costernazione.

la prima, constatare:  verificare direttamente, stabilire con certezza.

la seconda, costernazione: grande dolore, abbattimento.

Il perché collego questi due termini? I motivi sono molteplici, oggi soprattutto per il fatto che sono costretta a constatare con quanta insensibilità e poca attenzione alcune persone utilizzino le parole nel comunicare, come ad esempio quando ancora oggi dopo sei anni dicono a me che ciò che importa nella vita è la salute, e quanta costernazione questa insensibilità mi provoca.

Può sembrare sciocco, e forse lo è. In fondo non do mai peso alle frasi fatte, le reputo soltanto un modo per riempire uno spazio che altrimenti verrebbe pervaso dal silenzio, insomma quando non si sa che dire ecco un piccolo neurone che fa arrivare alla bocca quell’insieme di parole incamerate nei cassetti della memoria. Però oggi fatico a dargli il non-peso che meritano.

Evidentemente visti gli ultimi eventi la mia capacità di reagire alla stupidità (anche involontaria) è diminuita, un pò come quando le nostre difese immunitarie si abbassano così da rendere la vita facile ai virus che ci circondano. Il tanto  rimandato, rimuginato  e odiato intervento per l’allungamento dei tendini di Pita è stato fatto lo scorso lunedì, e stiamo vivendo un post operatorio decisamente inaspettato. La sopportazione di noi tutti è messa davvero a dura prova, la stanchezza è tanta per non parlare della preoccupazione o dell’infinito senso di impotenza che queste cose ti lasciano. Arrabbiarsi certo non cambia le cose ma sicuramente aiuta, quantomeno come forma terapeutica di sfogo.

Mi sembra di aver passato una settimana nella confusione che provoca una prolungata apnea, in uno stato di non realtà in cui impotente ero vittima di eventi che ci sballottavano a destra e sinistra; dal momento che Pita è entrata in sala operatoria io ho inspirato forte trattenendo il fiato .. e solo oggi, molto lentamente e con fare guardingo comincio ad espirare. Solo oggi nel vederla, a distanza di una settimana, leggermente più serena fare delle piccole cose che prima erano nella sua routine. Il mio espirare probabilmente proseguirà lento fino al 2 aprile quando toglierà i gessi ad entrambe le gambe e poi mi auguro veramente i poter fare un bel respiro a pieni polmoni di un’aria diversa, fresca e più leggera.

Questo inverno si sta prolungando troppo, ho bisogno di sole e di calore, di quello vero che rigenera.

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