Visualizzazione post con etichetta diritti negati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta diritti negati. Mostra tutti i post

lunedì 13 febbraio 2012

Non si smentiscono mai…

Diciamo che l’unica sorpresa che non ti fa mai la scuola è quella di non smentire mai le nostre aspettative “negative”, soprattutto per quanto riguarda gli alunni in difficoltà.

A volte davvero mi sembra di essere la prima mamma di una bambina che frequenta la scuola pubblica… ma so che questa è una sensazione comune a quasi tutti i genitori nelle mie condizioni. Dico questo perché, pur essendoci leggi e regolamenti che sanciscono l’integrazione e il diritto allo studio per i bambini diversamente abili, ogni azione necessaria e logica a fronte di un oggettivo bisogno dell’alunno viene sempre accolta con un grande alone di dubbi e perplessità. Gli addetti ai lavori spesso si trasformano in pesci lessi (per descrivere le espressioni) che boccheggiano con sguardi persi nel vuoto sembrano cercare un qualcosa che gli illumini, mostrando loro la retta via. Pesci lessi che si trasformano in vipere incazzate che soffrono di insonnia e che trovando il modo per dormire,  vengono disturbate da te o chi per te che, “con grande ed ingiusta pretesa” chiedi se per la tal questione è tutto a posto. “MA CERTO!!!!! GRRRRRRRRRRR ABBIAMO GIA’ FATTO TUTTO NOI! (SOLITA MAMMA ROMPICOGLIONI CHE NON HA UN …. DA FARE !!!)”

Naturalmente mi scuso con tutti i pesci e le vipere per averli citati in un tal paragone.

Ma veniamo ai fatti che mi portano a sostenere tutto ciò… o meglio a riconfermare questa mia opinione.

Quest’anno scolastico Pita è stata inclusa nel progetto acquaticità, per otto mercoledì dall’otto febbraio al 28 marzo, alcuni bimbi disabili della scuola dell’infanzia insieme ad alcuni loro compagni normodotati verranno portati in piscina, in modo tale che ci sia un lavoro accompagnato da terapisti in acqua che non sia solo terapico ma anche di gioco.

Naturalmente lo accogliamo con grande piacere dato che so quanto Pita ama l’acqua.

Mercoledì scorso preparo per bene la borsa di Pita e poi comincio a preparare lei, pannolino, costume sotto la tuta così è già pronta, dobbiamo essere puntualissime perché alle 8.45 si parte perla piscina!

Alle 8.30 siamo all’asilo, lascio Pita in classe felicissima che continua a dire ad amici e maestra  “iscina iscina!” … fantastica.

Alle 10 vengo avvisata che  Lupita non è stata portata in piscina in quanto non è arrivato il pulmino attrezzato per lei che è in carrozzina. Dato che, ahimè, lei si è pure scelta la disabilità sbagliata essendo l’unica degli alunni h in carrozzina era stato precisato che per il trasporto si necessitava di un mezzo attrezzato. Eppure fino al giorno prima era tutto a posto, la direzione didattica ha mandato tutte le richieste del caso al comune!

Il pulmino però non è arrivato.

Tralascio la parte della mia mega incazzatura, dell’incazzatura di Fabio, delle telefonate a scuola, comune e cooperativa che fornisce i pulmini attrezzati.

Il giorno dopo, ovviamente grazie ai due genitori rompipalle (uno dei quali si è dovuto nuovamente prendere un giorno di ferie pro incapacità collettiva) il tutto si risolve, pulmino richiesto e concesso.  La causa del “disguido” è stata l’incapacità di chi sostituisce la Dirigente Scolastica, nel mandare la richiesta al comune; il quale vedendosi arrivare una richiesta per un trasporto per tal progetto con una X vicino alla voce disabili, ha messo a disposizione l’unico suo mezzo (scuolabus) non premurandosi ovviamente di chiedere che tipo di disabili comprendesse quella X, dando per scontato che se fosse stato necessario qualcosa di più la scuola lo avrebbe precisato.

Insomma dai per scontato tu che do per scontato io che l’alunna B.L è rimasta a piedi.

Ora la mia riflessione è questa, abbiamo capito tutti che Lupita è la prima bambina in carrozzina che per ovvi motivi deve viaggiare con mezzo appropriato, e non su uno scuolabus senza pedana e senza cinture di sicurezza sul quale dovrebbe viaggiare in braccio a qualcuno non stando lei seduta autonomia. Quindi GRAZIE LUPITA PER AVER CREATO IL PRECEDENTE

Ma oggi, in un momento di crisi come quello in cui stiamo vivendo tutti, in un mondo del lavoro in cui prevale il precariato (ad avercelo un posto precario), in cui il posto fisso viene definito monotono,  in cui si arriva a svendere la propria professionalità pur di sopravvivere, un momento in cui persone con 20 o 30 anni di esperienza vengono licenziate (o invitate a licenziarsi) perché costano troppo rispetto a chi di lavora da un paio d’anni, e soprattutto in cui si è costretti (come nel mio caso) a rinunciare ad un posto fisso e sicuro per poter seguire i propri figli e nel caso specifico un figlio disabile; ecco possibile che oggi, con tutte queste premesse di debba sopportare l’inefficienza di certe persone?  Perché mi tocca puntare il dito sul posto pubblico, dato che in questo caso di quello si parla, cadendo nella frase fatta pubblico=sicuro? Per quale motivo sono sempre i più deboli a dover pagare anche l’irresponsabile incapacità di queste persone oltretutto spesso maleducate? Quello che dovrebbe essere chiaro a chi fa certi lavori, lavori che coinvolgono direttamente il benessere dei deboli è che le scuse risicate e il fare dopo non basta. Dovete lavorare bene e nei tempi giusti, magari rendendovi conto delle vostre responsabilità.

martedì 11 gennaio 2011

Il ministero della Gelmini condannato per discriminazione agli studenti disabili

Da Il Fatto Quotidiano

Il ministero della Gelmini condannato
per discriminazione agli studenti disabili

La decisione dei giudici milanese riguarda il drastico taglio di ore di sostegno. Davanti a a questa situazione, il novembre scorso diciassette genitori hanno depositato un ricorso in procura

Il ministero di Mariastella Gelmini condannato per discriminazione nei confronti di studenti con disabilità. La condanna del tribunale Civile arriva dopo un ricorso presentato il novembre scorso da 17 genitori contro il ministero dell’Istruzione, l’Ufficio scolastico regionale e quello provinciale. Motivo: la riduzione delle ore di sostegno, ridotte fino al 50% dall’ultima Finanziaria.
A inizio anno, il ministro Gelmini aveva promesso l’aumento degli insegnanti da affiancare agli studenti con disabilità. In realtà, le  famiglie hanno assistito al drastico taglio delle ore di sostegno. Da qui la decisione del ricorso. Supportata dalla convinzione che la scarsità delle risorse non potesse giustificare la lesione di un diritto fondamentale come quello all’istruzione. E così ieri i giudici milanesi gli hanno dichiarata “accertata la natura discriminatoria della decisione delle amministrazioni scolastiche di ridurre le ore di sostegno scolastico per l’anno in corso rispetto a quelle fornite nell’anno scolastico precedente (2009-2010)”.
“E’ una sentenza importante”, spiega l’avvocato Livio Neri di Avvocati per Niente onlus, legale dei 17 genitori. “Per la prima volta un giudice parla di discriminazione in materia di sostegno scolastico”. Altra novità è la scelta di tante famiglie di agire collettivamente. “Questa decisione – precisa Neri – impedirà agli uffici scolastici di tirare la coperta, togliendo le ore a chi non protesta”. Ma il direttore scolastico per la Lombardia Giuseppe Colosio frena: “Potremo fare ben poco – afferma – non ci sono soldi”. Ma Neri riosponde: “Il modo andrà trovato”. Dopodiché annuncia un esposto in procura nel caso in cui le amministrazioni non dovessero provvedere entro i trenta giorni stabiliti dal giudice.
“La vittoria più grande”, chiarisce Maria Spallino, uno dei genitori che hanno presentato il ricorso, “è l’aver dimostrato che fare rete tra le famiglie può davvero cambiare le cose”. E rilancia: “Questo è un primo passo all’interno di un percorso che ci vede impegnati perché i nostri figli camminino a testa alta, a scuola come in ogni momento della loro vita nella società”.
I genitori degli studenti sono stati assistiti nella causa dall’associazione Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità). “Da oggi le famiglie possono contare su uno strumento legale più rapido ed efficace per far valere i diritti dei loro figli”, spiega Marco Rasconi, presidente di Ledha Milano. “Grazie a questa sentenza – continua Rasconi – ci auguriamo che altre famiglie escano dall’ombra per difendere il diritto dei propri figli alla formazione scolastica e non solo”.

lunedì 22 novembre 2010

I tagli al sostegno per i disabili finiscono per essere un enorme spreco di soldi pubblici

da Il Fatto Quotidiano:

L'Osservatorio sulla legalità dà il via a una petizione-esposto alla Corte dei Conti: "I ricorsi regolarmente vinti dalle famiglie dei ragazzi disabili sono un costo per lo Stato. Con la scusa di tagliare la spesa si usano risorse per violare un diritto"

Sono giuristi, professionisti, imprenditori, commercianti e impiegati i primi firmatari della petizione-esposto alla Corte dei Conti in favore del sostegno agli allievi disabili gravi promossa dall’Osservatorio sulla legalità e sui diritti Onlus e aperta alla firma di tutti i contribuenti. In tre giorni sono state raccolte già centinaia di firme. La grande maggioranza dei sottoscrittori non sono insegnanti. Un dato positivo, secondo l’associazione promotrice, che evidenzia come la richiesta di un adeguato sostegno ai disabili gravi sia una scelta di civiltà e diritti sentita da tanti cittadini e non una battaglia di categoria.

 

continua

 

link:

Osservatorio sulla Legalità e sui Dirittiqui trovi la petizione

Per firmare
invia una e-mail a hc@aaalegalitadiritti.it

con oggetto 'ADESIONE esposto alla Corte dei Conti'
e indicando nome-cognome-professione-città

lunedì 6 settembre 2010

e ora pensiamo alla scuola

e chi ha mai smesso di pensarci… aggiungerei.

Ad essere sincera immaginavo o meglio, speravo, che questa sarebbe stata la settimana “in fibrillazione” per la ripresa e invece sarà un’altra settimana dedicata alla gastrite.

Perché?

Semplice, perché come oramai di consuetudine (purtroppo), gli studenti disabili sono studenti di classe B.

Non mi va di entrare nei dettagli della scorsa settimana in quanto il ripensare a certe affermazioni fatte da Assistente Sociale e Sindaco non fa davvero bene alla mia sopracitata gastrite. Diciamo che sono stati giorni dedicati in toto ad avere contatti e colloqui molto più spiacevoli che piacevoli con la Scuola e con l’Amministrazione Comunale.

Il succo è che i famosi tagli hanno colpito indistintamente tutte le famiglie con figli disabili che hanno subito una riduzione, chi più e chi meno, delle ore di sostegno da parte della scuola e delle ore di assistenza all’autonomia da parte dei comuni.

Nel nostro caso Lupita passa da una frequenza già ridotta dell’anno scorso di 6 ore al giorno, ad una frequenza ridotta in modo ulteriore a 5 ore al giorno. Ciò vuol dire che non arriva ad essere assistita nemmeno fino alla merenda, COSTRINGENDOLA così a frequentare solo per mezza giornata.

Costrizione che dovrà subire anche Ruby dato che non posso certo permettermi di fare casa-asilo asilo-casa 4 volte al giorno con due bambine di cui per 3 volete una bambina disabile!

Ecco un’altra bella dimostrazione dell’integrazione dei nostri bambini, ecco un altro esempio di come noi genitori possiamo sempre stare tranquilli nelle nostre case fiduciosi che i diritti sanciti da specifiche LEGGI vengano rispettati..

Infatti non si parla di richieste che ci inventiamo di fare noi tanto perché abbiamo un ideale utopico di società dove il diverso è ben inserito. Qui si parla di leggi che stanno alla base del nostro diritto, leggi che però, citando il mio sindaco, “sanciscono diritti validi solo sulla carta perché i soldi non ci sono!”

Tralasciamo il fatto che è da giungo che l’amministrazione ci avvisa dei tagli (forse per mettere le mani avanti nella speranza che durante l’estate avremmo digerito l’idea subendo così il nostro destino?), tralasciamo il fatto che tutte le belle relazioni redatte dagli Neuropsichiatri per dare indicazioni sulle necessità di ogni alunno disabile non vengono nemmeno prese in considerazione, tralasciamo il fatto che l’Assistente Sociale primo non conosce nemmeno Lupita e la sua patologia e secondo non sa quante ore di assistenza aveva Pita lo scorso anno e conseguentemente non si è resa conto di averle tagliato la bellezza di 7 ore! Ma davvero non riesco, anzi non posso tralasciare il fatto i nostri figli siano sempre considerati l’ultima ruota del carro, e che quindi ai loro diritti non vengano dato nessun rilievo.

Come mai invece quando si tratta di doveri veniamo sempre considerati alla stessa stregua degli altri? Come mai io non posso dire “ la retta e la mensa scolastica non le pago perché i soldi non ci sono!”.. come mai?

Come mai i tagli vanno sempre a colpire coloro che non hanno certo colpa di vivere una particolare condizione?

Trovo assurdo che debba passare il mio tempo studiando leggi e decreti, andando presso gli enti a dimostrare a certe persone che non stanno svolgendo il loro lavoro in modo corretto, e questo lo pagano intere famiglie sulla loro pelle.

Ma i soldi non ci sono… o meglio, la frase corretta è “I SOLDI PER VOI NON CI SONO”

Sono stufa delle belle parole spese ai pranzi sociali, stufa che di questa INTEGRAZIONE che oramai è solo vocabolo che tutti pronunciano continuamente senza attribuirgli però nessun significato concreto.

Io non ho le competenze per suggerire al sindaco dove effettuare i tagli amministrativi, e anche se le avessi non lo farei dato che non sono io quella che ha scelto di fare il primo cittadino! Però penso costantemente ad amministrare al meglio la mia famiglia, ad ognuno il suo no? Mi piacerebbe però che le incombenze e i doveri, come in famiglia si considerano bollette, mutui ecc, non venissero visti dalle amministrazioni comunali come “spese da tagliare”, ma come doveri da assolvere, dopo dei quali, con i fondi restanti, si possano considerare altre spese.

Mia figlia non ha scelto di nascere disabile, non è certo una fortuna, allora come mai viene punita per questa sua condizione non voluta? Non si tratta forse di discriminazione vera e propria?

Noi ci stiamo muovendo senza risparmiare tempo, forze o parole, non temo certo di inimicarmi qualcuno o meglio non me ne frega nulla… pretendo che i diritti di mia figlia vengano rispettati. Certo so che il nostro comportamento da fastidio a chi dalla sua bella poltrona decide delle vite degli altri senza fare la benché minima riflessione.

Non mi importa! IO VOGLIO DARE FASTIDIO!

Sinceramente? mi dispiace che il mio fastidio non sia nemmeno minimamente paragonabile al DISAGIO e al DOLORE che questi individui ci stanno arrecando.

Spero che questa settimana arrivino buone notizie, e francamente mi auguro che prima o poi si arrivi veramente ad una distribuzione dei fondi pubblici fatta con coscienza permettendo così ad una famiglia speciale come la nostra di attendere il “13 settembre” con entusiasmo…

E siamo solo al secondo anno di scuola dell’infanzia.

giovedì 29 luglio 2010

«Mia figlia, bocciata perché disabile»

LONATO. Il caso di una ragazza desenzanese al primo anno del linguistico «Paola di Rosa» che ha una difficoltà motoria ed è stata «respinta» La madre denuncia una serie di atteggiamenti «ghettizzanti» come l'esclusione «ingiustificata» da una gita scolastica a Roma
28/07/2010
............................
Una ragazza con una parziale disabilità motoria bocciata al primo anno del liceo linguistico «Paola di Rosa» di Lonato.

Una bocciatura (non l'unica nell'istituto) che per la famiglia della ragazza avrebbe radici e motivazioni che vanno ben oltre i voti riportati sul registro. «La ragazza è stata bocciata solamente perchè disabile: per questo non la vogliono in quella scuola».Qualche settimana dopo l'esito degli scrutini, la rabbia non si è dissolta: anzi, si è sedimentata, rendendo se possibile ancora più forti le convinzioni maturate negli ultimi mesi. «Mia figlia non era ben voluta in quella scuola - sostiene la madre - : per bocciarla sono stati abbassati molti voti, eppure lei si è sempre impegnata a fondo per ottenere i risultati necessari per non perdere l'anno». Oltre all'esito finale dell'anno scolastico, a lasciare l'amaro in bocca alla madre sarebbero stati una serie di atteggiamenti tesi a «ghettizzare» la giovane, residente a Desenzano, che ha un serio problema alle gambe che ne condiziona la deambulazione. «Mia figlia non è stata ammessa alla gita scolastica - denuncia la madre -: alle scuole medie ha sempre partecipato a tutte le uscite, ma questa volta hanno detto che per lei non era il caso, perchè sarebbe stato troppo faticoso. Eppure mia figlia sta migliorando ora, seppure non cammini velocemente, e riesce anche a coprire quei 2 chilometri che separano Desenzano da Rivoltella. Non è inferma! Per la delusione ha pianto per tre notti, chiedendomi perchè le stessero facendo questo».L'EPISODIO della mancata partecipazione al viaggio d'istruzione a Roma ha innescato una serie di valutazioni da parte della famiglia. «Già a gennaio ci hanno detto che la ragazza sarebbe stata bocciata - ricordano - : di più, quando abbiamo voluto iscrivere nuovamente nostra figlia al «Paola di Rosa», per farle ripetere l'anno, ci hanno detto che sarebbe stata bocciata di nuovo. Ho registrato quella conversazione con la preside, usando un registratore tascabile; purtroppo i Carabinieri mi hanno detto che è un documento che non ha valore legale, ma mi hanno invitato ad andare avanti. Mi sono rivolta anche ai sindacati, ma senza successo. Alla fine abbiamo l'impressione che nostra figlia sia stata bocciata solo perchè disabile, probabilmente non la volevano in quella scuola. Da parte di alcuni insegnanti c'è sempre stato un forte accanimento. Secondo noi i voti non erano così brutti da portare ad una bocciatura; abbiamo chiesto e ottenuto 209 pagine di registri, stiamo facendo tutte le verifiche del caso, anche se ormai non possiamo più fare niente».La ragazza, invitata a non iscirversi più all'istituto lonatese, ha cercato altre soluzioni per ripetere l'anno scolastico. «Nostra figlia voleva andare ad un liceo linguistico - assicura la madre - ma al Bagatta l'hanno rifiutata perchè non c'era più posto. Alla fine abbiamo trovato molta umanità al liceo di Castiglione, anche se come collegamenti pubblici, per noi che abitiamo a Desenzano, non è il massimo. Speriamo che vada meglio rispetto a Lonato, anche se tutti abbiamo la sensazione di essere stati presi in giro».
Daniele Bonetti


da Bresciaoggi.it 28.07.10

Che rammarico e che tristezza cominciare la giornata leggendo queste notizie. La condivido perchè è importante che questi eventi si sappiano. Naturalmente se dovesse esserci una risposta da parte dell'Istituto sarà mia premura pubblicarla.

venerdì 19 marzo 2010

«Come posso non essere considerato diverso?»

Riccardo ha 34 anni, vive a Novara, lavora all’Ufficio relazioni con il pubblico dell’Ospedale Maggiore di Novara.
A Riccardo è stato impedito di prendere un treno, un treno per Milano.. vi chiederete perchè? assurdo no? per quale motivo impedire ad una persona di prendere il treno??
Beh la risposta per quanto crudele è che Riccardo non è stato considerato come una persona.
Riccardo è disabile. Dalla nascita su una carrozzina. Per questo non ha potuto prendere quel treno per Milano.
Ma Riccardo è stanco, è stanco di essere considerato un cittadino non di serie B ma di serie C!! e così denuncia questo episodio in modo pubblico :

Trenitalia, per molti ma non per tutti. Mai per i disabili

Prendi l’alta velocità e hai l’assistenza assicurata, ma il Frecciarossa costa caro e ferma solo nelle grandi città. Se prendi invece un treno di linea, magari il Torino-Milano, rischi che Trenitalia ti lasci a piedi: te e la tua carrozzina. O al massimo, un addetto ti può accompagnare fino al convoglio e poi te la devi cavare da solo. Un tempo non era così: «C’è stata un’involuzione progressiva», racconta Riccardo Corsano, 34 anni, di Novara, che l’ha patita sulla sua pelle. «La mia sarà una piccola storia ma è l’anello di un sistema, di una discriminazione che aumenta. E ho capito che bisogna dire basta e smetterla distare zitti» [continua].

Caro Riccardo, il minimo che io possa fare è dare spazio alla tua vicenda, sperando che parlandone e denunciando qualcosa possa cambiare, sperando che quando sarà Lupita a voler prendere un treno non venga lasciata alla stazione come un essere senza alcun diritto.
Grazie per la tua denuncia!

domenica 24 gennaio 2010

“mamma coraggio” meglio dire crudele faccia tosta…

…oppure completamente fuori, sadica, manipolatrice, perversa, incosciente e crudele per usare le parole del giudice che ha pronunciato la sentenza.

Scopro questa notizia questa mattina leggendo il post su GT, che riporta articolo del TG COM:

L'Inghilterra è scossa. Il bimbo ha otto anni ed è in perfetta salute ma la madre, nota come "madre coraggio", lo costringe da sempre a vivere come se fosse un portatore di handicap, per ottenere sussidi e godere dell’aiuto di personaggi famosi che, da quando è apparsa in pubblico per raccontare al storia di suo figlio "gravemente malato", le hanno donato decine di migliaia di sterline.

Tre anni e tre mesi di reclusione sembrano davvero pochi all’Inghilterra che, incredula, critica la pena inflitta dal giudice alla donna. Tra sussidi pubblici e collette mamma vergogna ha incassato almeno 130mila sterline (150mila euro). Nel 2005 è stata annoverata tra le madri più coraggiose, per avere intrapreso una campagna a favore di suo figlio, chiedendo e ottenendo l’appoggio di diversi vip e politici.

In realtà il piccolo è sano e, nonostante le oltre 300 visite mediche alle quali è stato sottoposto dalla nascita, nessuno si è accorto di nulla. Per anni Lisa Hayden Johnson ha costretto il figlioletto a muoversi con l’ausilio di un supporto dotato di rotelle, a prendere medicinali assolutamente inutili e spesso dannosi per intenerire la popolazione e intascare più soldi possibili.

continua…

Subito sono rimasta scioccata, ammutolita, incredula… come può una madre fare questo?? e poi la rabbia, la rabbia perchè questa donna non solo è “fuori” ma è anche una calcolatrice, la sua pazzia è stata tutta calcolata per la ricerca di soldi!!!!! E ce l’ha fatta!!!

Si perchè la realtà è che l’andare in TV a chiedere soldi per questi bambini funziona!!

Chi mi conosce sa che sono totalmente e profondamente contraria a questo tipoi di elemosina, non condivido l’idea di chi chiede soldi per guarire il proprio figlio. Non per un bambino solo e non in questo modo.

I bambini disabili sono tanti e penso sia estremamente egoista muoversi così, perchè i soldi servono a tutti, perchè le cure, se funzionano, devono essere date a tutti.

Ma la gente ci crede e le offerte pullulano, i personaggi pubblici si mostrano caritatevoli e usano la loro immagine per pubblicizzare queste raccolte fondi… MA QUALCUNO SI INTERESSA MAI DI SAPERE COME VENGONO USATI QUESTI SOLDI??? O CHE RISULTATI HANNO DATO QUESTE CURE COSTOSISSIME??????

Ognuno è libero di fare quello che vuole della sua vita e soprattutto dei suoi soldi, io esprimo solo un mio parere personale, ma mi piacerebbe molto che quando si “incappa” in uno di quei programmi dove ci sono mamma e papà disperati per la malattia del figlio, malattia che può essere curata solo all’estero a fronte di milioni di euro, le persone si soffermassero un pò a pensare e a ragionare, si informassero su queste fantomatiche cure e poi, con le dovute valutazioni decidessero se donare o non donare il loro contributo.

Credetemi, manca davvero molto per i nostri figlio qui, e la tempestività delle cure, delle riabilitazioni per questi bambini è fondamentale ma credo che sia doveroso operarsi perchè le cose migliorino qui da noi!!

Per ciò che concerne Miss Johnson, anche io credo che la pena sia troppo blanda, suo figlio ha otto anni, otto!!!! otto anni vissuti in una vita non sua. Senza contare il danno che questa donna ha recato alle famiglie che hanno sul serio dei bambini malati, disabili.

Tanto per tornare sul tema integrazione, sempre su TG COM leggo questo: E’ troppo stupida per essere madre,

beh in GB ce la mettono tutta mi sembra… leggete questo articolo.

giovedì 14 gennaio 2010

Vorrei tanto

Vorrei tanto che il mio telefono squillasse smpre solo per il semplice piacere di sentirsi

Vorrei tanto che a volte i nostri argomenti fossero di una futilità assoluta

Vorrei tanto che potessimo vederci tutte insieme solo per un caffè… tanto per perdere un pò di tempo

Vorrei tanto che i nostri appuntamenti fossero in un bar, in un ristorante.. non presso le amministrazioni ospedaleire

Vorrei tanto che tra i nostri mille “mi manca” ci fosse anche un “mi hanno dato”

Vorrei tanto che qualche volta potessimo avere il piacere di godere insieme dei successi dei nostri bambini, tutti.

 

Voglio ardentemente che questo non resti solo un condizionale!!!!!!

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails